Oggi sceglie tra i pochi nomi che Google e ChatGPT gli mettono davanti. Il tuo c'è?
È lo stesso libro. Il cartaceo lo puoi regalare, l'ebook ce l'hai tra tre minuti.
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Stamattina Roberto, dell'Ossobuco di Varese, mi ha scritto. Una turista francese era in centro città, ha chiesto a ChatGPT dove mangiare bene nella zona — e ChatGPT le ha indicato il suo locale. Ha fatto la passeggiata dal centro fino a lì, in un posto che non conosceva.
Vale la pena fare la breve passeggiata dal centro città.— la sua recensione, su Google · ★★★★★
Mi chiamo Giulio Urciuoli. È quello che racconto in questo libro, e ormai succede ogni giorno: chi è dentro le risposte dell'AI riempie i tavoli, chi non c'è resta invisibile. L'ho già visto una volta, nella telefonia — i veloci hanno vinto, chi ha aspettato ha chiuso.
Cerca su Google. Chiede a ChatGPT. Guarda la mappa. Sceglie in 3 secondi. Se non ci sei, non esisti.
Non ho scoperto i clienti su internet.
Li ho visti scegliere, cambiare idea, tornare, sparire. Li ho visti fidarsi per un dettaglio e diffidare per una frase sbagliata.
Oggi quel momento avviene prima: su Google, nelle recensioni, nei menu online e nelle risposte dell'intelligenza artificiale.
Questo libro nasce da lì: dal banco all'algoritmo.
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La tecnologia l'ho sempre snobbata. Erratamente.— Roberto, Ristorante Ossobuco, Varese
SchedaViva è lo strumento gratuito che controlla come ti vedono le AI. In un minuto guarda il tuo ristorante online — quello che ChatGPT, Google e le mappe leggono per decidere se proporti a chi cerca dove mangiare — e ti dice cosa trovano, cosa manca e perché oggi forse non ti stanno proponendo.
Gratis, senza impegno. Ti basta il tuo sito: l'analisi parte subito.
Chiediglielo. Apri ChatGPT e scrivi «dove mangio bene a [la tua città]». Se non esci, non è un'opinione: è un dato. Rifallo con Google e con Gemini, perché non rispondono allo stesso modo.
Se vuoi il quadro completo invece di tre prove a mano, su schedaviva.it c'è un'analisi gratuita che controlla tutte le fonti insieme e ti dice cosa manca.
No, non più. Maps ti fa esistere quando uno ti cerca. Le AI decidono chi nominare quando uno non ti cerca — e quello è il momento in cui si prendono i clienti nuovi.
Sì, ma leggibile da una macchina. Un menu in PDF o in foto per un'AI è una parete bianca: non lo legge, quindi non lo cita.
Contano più di prima, e in modo diverso: non come stelline, ma come testo. L'AI legge quello che i clienti scrivono e ripete quelle parole. Se nessuno scrive che fai buon pesce, l'AI non ti consiglierà mai per il pesce.
È scritto pensando a locali strutturati, 120 coperti in su, spesso in zona turistica. Ma il meccanismo è lo stesso a qualsiasi dimensione.
No. Non c'è una riga di codice. Ci sono 22 azioni concrete, e la maggior parte le fai dal telefono, in dieci minuti, tra un servizio e l'altro.
No, e diffida di chi lo promette. La ristorazione ha almeno quattro aree che non si toccano tra loro: gestione economica, sala e servizio, avvio di impresa, visibilità e clienti. Un libro che le tratta tutte le tratta male. Meglio partire dal problema che hai adesso.
Da dove perdi soldi. Se il conto non torna, prima la gestione e il food cost. Se la sala è vuota, prima la visibilità. Leggere un manuale di marketing quando il problema è la marginalità è tempo perso, e vale anche il contrario.
Quasi nessuno. La maggior parte della manualistica italiana di settore è stata scritta prima che ChatGPT e le ricerche generative cambiassero il modo in cui il cliente sceglie dove mangiare. È la parte più scoperta del catalogo, ed è quella che sta incidendo di più sui coperti.
Non un assaggio: tre capitoli completi, come stanno nel libro. Se ti servono, gli altri diciannove ti serviranno di più.
Il libro per capire come farsi scegliere nell'epoca in cui Google, ChatGPT e le mappe decidono chi vede il cliente.